Per ben 25 anni il Festival della Canzone Italiana si svolse nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo.
Numerosissime oramai erano le canzoni che le Case Editrici inviavano alla commissione esaminatrice del Festival, ma solo 20 furono quelle selezionate e interpretate da Nilla Pizzi, il Duo Fasano, Gino Latilla, Achille Togliani, Oscar Carboni
Nunzio Filogamo, presentò la Kermesse canora per quattro edizioni, e fu sostituito nel 1955 da due presentatori
Per il secondo anno consecutivo il pubblico in sala decretò le tre canzoni finaliste attraverso una selezione di voto che ebbe inizio dalla prima serata con le prime dieci canzoni ascoltate, delle quali furono scelte cinque. Lo stesso accadde nella seconda serata, per giungere alla serata finale con le dieci canzoni finaliste.
Vinse Nilla Pizza, con “Vola colomba” premiata con la scultura dell’artista Monti, raffigurante Santa Cecilia.
La Regina del Festival si aggiudicò anche il secondo e il terzo posto, suscitando le invidie dei colleghi. Le antipatie che sorsero furono così forti, come lei stessa ebbe a raccontare in un’intervista, che la spinsero, negli anni successivi, a disdire la sua partecipazione al Festival.
Proprio all’edizione del 1952 appartiene il primo “caso” del Festival, di natura politica.
La canzone “Papaveri e papere” fu letta come una canzone politica dove ai “Papaveri”, in altre parole la classe dei politici, erano contrapposte le “papere”, in pratica il popolo che seguiva senza pensare e capire!
Un’interpretazione molto rivoluzionaria che creò non poche polemiche.


















2 thoughts on “1952, l’anno di “Papaveri e papere” al Festival di Sanremo”
Come non si può rimpiangere quei tempi, quando la correttezza, l'etica e l'edicazione regnavano sovrane anche in una semplice manifestazione canora. Una volta si censurava Papaveri e Papere per la celata allusione ai potenti ed oggi si permette ad un saltimbanco come celentano (con la c minuscola) di pontificare e sparare strali secondo il suo personale e reazionario punto di vista, offendendo tutto e tutti. Un grande della commedia genovese direbbe………"Che tempi…"
buongiorno,
il Suo commento sottolinea che anche una semplice manifestazione canora, nata quasi in sordina e divenuta nel corso degli anni evento di "cultura", sia espressione del cambiamento de tempi, del modo di fare spettacolo, di intrattenere, parlare e ascoltare. Il Festival di Sanremo, diventa così un metro di confronto, una cartina di tornasole, per misurare il nostro stesso cambiamento.
Grazie, e spero di ritrovarLa
Marina