La visita inizia fuori dal cancello, attraversando Piazzale Giovanni Battista Resasco, allievo dell'Architetto Carlo Barabino progettista del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Allievo al quale toccò l'onore e l'onere di avviare l'opera del maestro, defunto prima dell'inizio dei lavori. Correva l'anno 1851.
Ed è dopo 160 anni esatti, anno 2011, che all'interno del Camposanto Genovese viene inaugurato un Tempio Laico, uno dei pochi in Italia, dove in uno spazio che dà la possibilità di ospitare convegni e mostre si può appunto dare un'ultimo saluto laico al defunto.
Nel mezzo delle due date un secolo e mezzo di storia di Genova che si intreccia con gli accadimenti di un'umanità cosmopolita riunita tra i marmi le pietre e la vegetazione di quello che è uno dei più grandi cimiteri d'Italia e d'Europa; ed è proprio la sua estensione (330.000 mq.) la causa del degrado in alcune sue parti.
Per descrivere le atmosfere suggestive e irreali, fuori dallo spazio e dal tempo, delle tombe che si sviluppano in un'urbanistica irregolare adattandosi alla collina che parte dal nucleo Neoclassico della struttura rettangolare originaria, bisognerebbe affidarsi a grandi scrittori come Mark Twain, che parlò di Staglieno nei suoi scritti, o a Ernest Hemingway che lo definì come una delle meraviglie del mondo.
L'area della Necropoli è un susseguirsi di stili architettonici di oltre un secolo.
Immerse in una vegetazione che sembra fondersi alle opere avvolgendole, come quinte teatrali di una rappresentazione cristallizzata nel tempo e nello spazio, risalendo la collina si incontrano cappelle monumentali in stile Gotico o Neo-Egizio che si alternano a sculture in stile Neoclassico e Realistico e poi il Liberty, il Decò, il Simbolismo e altro ancora.
Opere che diedero modo di formarsi ad una importante scuola di scultori, la cui opera oltrepassò i confini genovesi. E tra le tombe dell'antica borghesia genovese appaiono quelle dei personaggi che hanno lasciato un'impronta nella società del loro tempo.
Come in un libro di Storia tridimensionale si incontrano le tombe di Giuseppe Mazzini e di Nino Bixio, di Gilberto Govi e di Costance Lloyd (moglie di Oscar Wilde). Tomba quest'ultima che si trova immersa nella vegetazione selvaggia della zona definita "degli Inglesi", che regala suggestioni degne di un romanzo di Edgar Allan Poe.
Immerse in una vegetazione che sembra fondersi alle opere avvolgendole, come quinte teatrali di una rappresentazione cristallizzata nel tempo e nello spazio, risalendo la collina si incontrano cappelle monumentali in stile Gotico o Neo-Egizio che si alternano a sculture in stile Neoclassico e Realistico e poi il Liberty, il Decò, il Simbolismo e altro ancora.
Opere che diedero modo di formarsi ad una importante scuola di scultori, la cui opera oltrepassò i confini genovesi. E tra le tombe dell'antica borghesia genovese appaiono quelle dei personaggi che hanno lasciato un'impronta nella società del loro tempo.
Come in un libro di Storia tridimensionale si incontrano le tombe di Giuseppe Mazzini e di Nino Bixio, di Gilberto Govi e di Costance Lloyd (moglie di Oscar Wilde). Tomba quest'ultima che si trova immersa nella vegetazione selvaggia della zona definita "degli Inglesi", che regala suggestioni degne di un romanzo di Edgar Allan Poe.
La spoglia cappella dei Protestanti, l'ordine geometrico e il lindore, che ricordano un campo da golf, del prato che ospita i caduti britannici della Seconda Guerra Mondiale, con le doppie date delle lapidi che non possono non far riflettere sulla crudele bestialità della guerra, ma questa è un'altra storia.
Battaglie di altri tempi quella che ricordano le fosse che conservano i resti dei Garibaldini della Spedizione dei Mille. E dal Risorgimento si passa in un attimo ai giorni nostri con i sepolcri che custodiscono le spoglie del cantautore Fabrizio De Andrè e della scrittrice Fernanda Pivano.
Lungo sarebbe l'elenco di personaggi conosciuti che hanno lasciato i loro corpi custoditi sotto ai marmi a volte candidi, altre volte ricoperti da muffe e muschi.
Ma si avvicina l'ora della chiusura, e attraversando la cancellata d'ingresso, nel tardo pomeriggio ripercorriamo il piazzale guardando le fioriste che terminano la loro lunga giornata lavorativa smontando l'esposizione multicolore che riempie i chioschi.
Dicono che sprecare una giornata è come sprecare una vita, ma uscendo da Staglieno abbiamo la percezione di non aver sprecato nulla.
Autore: F.Zena

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