Storia, artigianato e buona tavola attendono i visitatori a Molini di Triora, piccolo borgo ligure particolarmente amato e apprezzato dai turisti tedeschi e inglesi
Lasciata Taggia, e procedendo sulla Strada Provinciale 548, si arriva a Molini di Triora, un borgo di circa 700 anime, abitato per il 20% da inglesi e tedeschi. E’ un tipico paese di fondovalle che sorge dove confluiscono le acque del torrente Argentina, del rio Capriolo e del rio Corte, ai piedi dello sperone dove sorge Triora.
Ha preso il nome dai numerosi mulini ad acqua, ben 23, che un tempo permettevano di macinare i cereali e le castagne, non solo di Molini ma anche dei paesi dell’alta valle, lontani dai corsi d’acqua e delle numerose frazioni, tra cui si distinguono l’antico villaggio di Corte, il borgo medievale di Glori, che conserva intatte le strutture urbane originarie.
Dei 23 mulini, solo due sono rimasti ancora pressoché intatti, a cui però non è consentito l’accesso, uno si trova nei pressi del laghetto delle noci uscendo dal paese e l’altro alla fine di Via Nuova poco dopo il bivio per il cimitero.
Il borgo, si formò intorno al X secolo e divenne ben presto, grazie alla macinazione del grano, punto d’incrocio e di scambio commerciale.
Gli interessi sul commercio del grano, crearono però ben presto delle discordie piuttosto aspre tra le diverse frazioni e questo portò alla dichiarazione d’indipendenza da Triora.
Molini, Andagna, Corte, ottennero una propria autonomia amministrativa e fiscale, che durò fino al 1805, anno in cui la dominazione francese ripristinò i vecchi legami delle tre frazioni con Triora.
Soltanto nel 1903, si stabilì la costituzione ufficiale del Comune di Molini di Triora.
La seconda guerra mondiale fu devastante per il paese, non solo per il numero di vite umane perse, ma anche per disastrosi bombardamenti che rasero al suolo l’intero paese.
Ancora oggi, forte è il ricordo delle tante lacrime versate e della paura che saliva al cuore non appena si sentivano, in lontananza, i passi delle truppe tedesche, avvicinarsi alle case. Impressionante fu la forte rappresaglia dei tedeschi nei confronti dei partigiani, che lottarono fino all’estremo per difendere e liberare la loro valle.
A Molini di Triora, si respira anche il profumo del pane, quello che ciascuna famiglia, di pastori e contadini, poteva cuocere le poche volte in un anno nel forno comune, nelle “giornate del pane” quando ogni famiglia a turno preparava il pane per se e per le altre, distribuendolo anche a quelle che non avrebbero per povertà ricambiare il gesto: un grande esempio di solidarietà!
Negli anni a cavallo tra il 1970 e 1980, quando Molini faceva parte della Comunità Montana, fu agevolata la nascita di attività artigianali tipiche della zona come ad esempio la produzione di pipe in radica d’erika, legname comune nei boschi delle montagne circostanti. Molte di queste attività ancora oggi contribuiscono all’economia locale.
Genuinità, arte, cultura, spiritualità, convivialità, sono questi gli elementi caratteristici di questo borgo dove sembra che il tempo non sia mai trascorso, anche se i rintocchi del campanile, originale e appartenente al 1484, della Chiesa di S. Lorenzo Martire, con il suo annunciare le ore, incalza.
Appena fuori del centro, s’incontra il Santuario di Nostra Signora della Montà in stile romanico, situato sopra il paese, ai piedi della mulattiera che conduce a Triora.
Ad attendere il visitatore anche il Santuario della Madonna di Lourdes immerso tra gli alberi d’ulivo dove ogni anno, intorno al 9 settembre, gli abitanti si raccolgono nella fiaccolata che attraversa le strette vie del borgo.
Ed infine il Santuario della Madonna del Ciastreo, detto anche della Madonna della Consolazione, nella frazione di Corte; una leggenda, narra che a seguito dell’apparizione della Vergine Maria, una giovane pastorella, muta dalla nascita, che riacquistò l’uso della parola.
Diverse sono le ragioni che spingono il turista a visitare Molini di Triora, capaci di soddisfare il cuore, la mente…la gola!






















2 thoughts on “Molini di Triora, architettura urbanistica e religiosa”
Ma davvero ci sono 23 mulini???? E per arrivarci bisogna passare da Taggia?? Non potrà mancare nelle mie prossime "scorribande" nel POnente.
Buon Lavoro
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