La storia della musica italiana fa tappa a Genova che ha regalato all’Italia i suoi cantautori, gentiluomini di questa terra ligure, testimoni con le loro parole, prose e note di un mondo che è stato e oggi (forse) non è più
“Ah Genovesi, uomini diversi /d’ogni costume e pien d’ogni magagna /perchè non siete voi dal mondo spersi ?”
- Inferno, canto XXIII -
E negli anni sessanta il disagio culturale ed esistenziale, più evidente nei giovani, in netto contrasto con l’italia del boom economico crea i presupposti a Genova per la nascita di un movimento artistico, legato ai testi e alle melodie, che viene classificato come “Scuola Genovese”.
Umberto Bindi, Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Joe Sentieri, Luigi Tenco, per citare solo i più noti, non attraverso provocazioni estetiche ma con la profonda prosa dei testi, incarnano lo spirito asciutto e al tempo stesso sentimentale del Ligure.
E’ nella Genova a ridosso dell’angiporto, che con i testi di una delle canzoni più famose di De Andrè, ci ritroviamo in Via del Campo, una volta popolata da prostitute e reietti abituati a vivere di espedienti spesso illegali. Anello di congiunzione tra Porta dei Vacca, da cui si accede alla via di Prè (che conduce al complesso romanico della Commenda di Prè) e Piazza Fossatello da cui parte Via Lomellini con la casa natale di Giuseppe Mazzini oggi sede dell’istituto mazziniano con relativo Museo del Risorgimento.
Percorrendo la via cantata da Faber incontriamo al 22rosso il negozio di musica di Gianni Tassio, acquistato alla sua morte dal Comune e frequentato nel corso degli anni dal cantautore. Negozio diventato testimonianza dell’opera dell’artista con in vetrina le copertine originali di tutti i suoi dischi pubblicati e, esposta all’interno, la chitarra andata all’asta per volere della famiglia
a favore di Emergency.
Giunti in piazza Fossatello giusto il tempo per un caffè nell’ottocentesca “Pasticceria Liquoreria Marescotti Cavo”, sulla sinistra appena imboccata via di Fossatello, che con i suoi arredi e boiserie Carlo X°, per dirla in gergo da guida turistica,merita da sola una deviazione.
A questo punto sulle ideali note di “Genova per noi” del genovese d’adozione Paolo Conte potete lasciarvi trasportare dal variopinto flusso pedonale di Via San Luca per arrestarvi in Piazza dei Banchi ad ammirare il “Palazzo della Vecchia Borsa”, già “Loggia della Mercanzia”, edificato negli ultimi anni del 1500 e la chiesa di “San Pietro in Banchi” con la sua storia particolare. Fondata nel IX° secolo e successivamente donata con il nome di “San Pietro della Porta” ai Benedettini nel 975, venne demolita alla fine del XV° secolo per lasciar posto al palazzo del Doge Giannotto Lomellini.
Ma evidentemente era nel disegno divino che quell’area fosse dedicata al culto e alla preghiera perchè, a seguito della grave pestilenza del 1579, per pubblico voto venne demolito il palazzo lasciando intatto solo il primo piano, che grazie all’ingegnosa soluzione dell’architetto Taddeo Carlone, venne balaustrato e servì da base all’attuale chiesa di “San Pietro in Banchi”. Ed è “con quella faccia un pò così” che ritornando a casa potrete dire di aver aggiunto, con la vostra visita, un tassello a quel puzzle di arte, umanità varia e colore che è il Centro Storico di Genova.





















