Le antiche tradizioni del Natale a Genova in cui l’alloro è il protagonista
Tanti anni fa un mio vecchio vicino di casa, genovese sino al midollo, contrariamente agli altri condomini che durante le festività natalizie erano soliti decorare la porta di casa con festoni, palline colorate e ammenicoli vari, era solito mettere un grosso ramo di alloro appeso all’ uscio.
Io ero giovane, ma la mia ignoranza che invece veniva da lontano mi lasciava credere che, data la sua scarsa propensione allo spendere, fosse un modo super economico per addobbare la porta.
E’ a distanza di anni che ho capito che invece era il più tradizionale dei modi genovesi di augurio natalizio. L’ alloro simbolo di pace e prosperità era protagonista a Genova e nelle Riviere della tradizione del Confuoco o “Confèugo”.
Tradizione che si manifesta a Genova nella prima metà del 1300, ma che trae le sue origini dalle cerimonie dell’antica Grecia e dai Saturnali della Roma Imperiale.
Alla vigilia del Natale, si formava alle porte della città il corteo di popolani guidato dall’Abate del Popolo, rappresentante delle podesterie e portatore degli omaggi e delle istanze della gente alla massima autorità cittadina rappresentata nel tempo prima dal Podestà, in seguito dai Capitani del Popolo e dal 1339 dal Doge.
In testa alla processione c’era il Confèugo, il carro trainato da buoi che trasportava il grosso albero di alloro addobbato con fiori e nastri e lo stendardo di San Giorgio, in prossimità di Palazzo Ducale il corteo veniva affiancato dalla scorta d’onore dei soldati di guardia sino alla deposizione del grosso tronco nella corte del palazzo tra le grida della folla e lo squillare di trombe.
L’Abate del Popolo saliva negli appartamenti del Doge rivolgendogli la frase rituale di saluto “Bentrovoù Messè ro Duxe” il quale rispondeva “Ben vegnuo Messè l’ Abboù”. Accolte le istanze e gli omaggi dell’ Abate il Doge faceva distribuire dolci e vini e una somma di denaro e con il sopraggiungere della sera, accompagnato dalle massime autorità e dalle famiglie dei nobili appiccava il fuoco all’ albero di lauro tra la folla festante e le benedizioni dell’ Arcivescovo.
Mentre il popolo attendeva di accaparrarsi qualche pezzo di legno carbonizzato o la cenere del Confèugo a cui si attribuivano proprietà taumaturgiche, nella Sala del Maggior Consiglio si dava inizio al sontuoso ricevimento. A questo proposito vorrei mostrarvi un “menù” tratto da un libro del quattrocento:
Un bello disnare
1°- uno pignocato (pignolata di mandorle e pinoli) orato grande cum la malvagia cum uno cialdone , idest nevole;
2°- uno piateleto de milze in guazino, fradoi, cioè de tripe;
3°- meza scudela de bramangieri (pietanza medioevale con spezie cappone bollito mandorle e mollica pestati e amalgamati assieme);
4°- caponi lessi cum salsissoni bolognessi, idest cervelari (sanguinacci), e sapore bianco;
5°- caponi, starne e fagiani a rosto cum savore sanguigno, idest, secundo genovesi, peverata (brodo speziato molto ristretto utilizzato come salsa), che se fa a Natale cum carne di bove, ma questo savore se fa cum coratela de porco pista e specie et cetera;
6°- sterne, quagie tordi a rosto;
7°- torta de marzapane;
8°- amandole confecte e pignocada cum zucharini;
9°- la aqua a le mane;
10°- tragea, idest giragia, vel calandri in bacini grandi de argento per tute le taule sparta (confetti con finocchio o coriandolo e bastoncini di cannella ricoperti di zucchero sparsi sulle tavole).
Ben radicata nella sua formula tradizionale la cerimonia del Confuoco si conservò sino al 1796.
Dalla caduta della Repubblica Genovese trascorsero molti decenni prima che l’ associazione “A Compagna” ripristinasse la manifestazione, con la consegna al Sindaco anzichè “uno piateleto de milze in guazino”, il simbolico “Tondo di Natale”, piatto artistico con su posati rametti di olivo. E ritornando al ramo di alloro appeso alla porta, chissà cosa ne penserebbe il vecchio signor Magnasco dei terrificanti Babbo Natale
Alpinista che da un po’ di anni a questa parte fanno la loro sinistra apparizione appesi ai balconi e alle facciate dei palazzi, simili a tanti piccoli Uomo Ragno, ad annunciarci il loro “Freddo Natale”!




















