Savona e il chinotto candito

Il Chinotto di Savona

Il chinotto candito di Savona, storica tradizione di questa città, negli ultimi anni ha superato i confini naturali della Liguria per essere conosciuto e apprezzato nel resto del mondo…

Diversi anni fa, una pubblicità che andava per la maggiore, presentava una piccola bottiglia di vetro, contenente una bevanda di colore scuro, con la scritta “Chin8”. Era accompagnata dallo slogan “Non è chinotto se non c’è l’8”. Gli amanti di questa bevanda amarognola, ne ricordano ancora le parole .

Il chinotto  non è soltanto una bevanda gustosa e dissetante e in quel di Savona si ha molto da raccontare su questo agrume.
Eh già il chinotto è un agrume, un alberello alto, si fa per dire, circa un metro e mezzo, dalle piccole foglie di un verde molto intenso che fanno quasi ricordare la pianta del mirto.
Dai fiori, bianchissimi e molto profumati, è estratto un olio utilizzato in profumeria.

I piccoli frutti, di dimensioni poco più grandi di una noce, si presentano a grappolo e, nel periodo di produzione, caricano il fusto, fino quasi a farlo chinare a terra per il troppo peso!
Si deve la sua presenza in Liguria, ad un navigatore savonese, che, nel lontano 1500, in uno dei suoi viaggi diritorno dalla Cina, decise di portare con sé questa pianta.

Ad un primo assaggio, visto il gusto amarissimo del frutto, non si riesce a comprendere il motivo che spinse costui ad apprezzare  questo piccolo ingombro al punto di trapiantarlo nelle terre liguri, in quel lembo di terra compreso tra Savona e dintorni, così sorriso dal sole.
Ben presto, però, si capì che questo verdissimo frutto, se trattato sapientemente e con molta pazienza, sarebbe potuto diventare un eccellente prodotto di alta pasticceria, tanto da divenire  ricercato e amato in tutto il mondo.

Pazienza e amore caratterizzano il percorso di trasformazione del chinotto, che lo vede prima immerso in acqua di mare per circa un mese, (cambiata settimanalmente), quindi trasferito in torchi particolari il cui compito è di eliminare la sottile e amara buccia.
Il protocollo da seguire prevede di immergere il frutto in salamoia per altri 8 giorni.
E non finisce qui, siamo solo a metà percorso!

Infatti, il procedimento prevede che i chinotti siano bolliti e, poi, posti in acqua zuccherata per una settimana, (cambiandola per  2 – 3 volte il giorno!) e, quindi, immersi nello sciroppo per 15 giorni, aumentando la gradazione dello zucchero, quotidianamente, di un punto.
Grazie a questo processo, ben preciso, cadenzato e accompagnato da un’attenzione minuziosa e da un’amorevole cura, si ottiene il chiotto candito.

Negli anni ’60 era facile trovare nei bar e nelle pasticcerie di Savona, un recipiente di vetro, in cui erano immersi i chinotti canditi che venivano  estratti con un lungo cucchiaio e sistemati in un apposito contenitore per essere degustati dai clienti.
E nelle case di Savona si manteneva integra una vecchia, quanto sana, abitudine, che prevedeva di servire agli ospiti, dopo pranzo, immerso in un bicchierino riempito di maraschino, come fosse un digestivo, il chinotto.

Per quanto con gli anni le tradizioni si perdano, recentemente, il chinotto candito  è stato riscoperto e diventato un Presidio Slow Food.
Un piccolo e gustoso gioiello della natura e della tradizione di Savona, da regalare a tutti coloro che si amano.

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2 thoughts on “Savona e il chinotto candito

  1. Anonymous Reply

    trovo questo articolo interessantissimo. vengono riportate in questo come negli altri articoli (i carugi di porto maurizio e sanremo o san remo) notizie che non si trovano sulle guide turistiche con grande facilità e spesso sono notizie che gli stessi abitanti del luogo non conoscono.
    allora resto in attesa di scoprire altre novità della mia terra.
    lucia

  2. marina boano Reply

    Grazie del tuo commento.
    Speriamo di poter dare,con i prossimi articoli,altre interessanti notizie e curiosità su questo lembo di terra dalla forma sottile ma dal cuore grande.
    marina

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