Da qualche anno vivo sulle alture a ridosso della città, ma di quando in quando, scendo a valle e vado a trovare gli amici del Glò-Glò in piazza Lavagna, giù nel Centro Storico.
E’ un rapporto di odio amore quello che mi lega alla parte più antica della città, uno dei pochi posti non provinciali di Genova.
Il Glò Glò è un bistrot sui generis, gestito da Daniela e Said, sui generis perchè al di là della loro simpatia e umanità, ti può capitare di aspettare ore prima di essere servito, oppure di essere coccolato come non lo sei mai stato in nessun altro posto, o di trovarti a ridere a crepapelle come non ti ricordavi da tempo immemore per qualche siparietto che inevitabilmente capita durante la serata, il tutto sempre e comunque con ottimo sottofondo musicale.
Ero giusto seduto ai tavolini all’aperto nella bella piazzetta a perdere tempo con gli amici, quando lo sguardo mi cade su di una locandina appiccicata alla porta del locale. Chiedo spiegazioni a Said che, grattandosi con una mano la pancia e con l’altra la testa, mi spiega nel suo italiano maccheronico (lui e Dan Peterson sono gli unici due stranieri che dopo aver vissuto una vita in Italia non parlano italiano, Said ha l’aggravante di peggiorarlo col passare del tempo) che il 17 Marzo l’associazione “Libera” di Don Luigi Ciotti, promuove la XVIIma giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, con l’ intento di portare in piazza centomila persone, obbiettivo ambizioso ma raggiungibile considerando che l’anno scorso a Potenza furono in ottantamila e due anni fà a Milano centocinquantamila.
Due giorni di rassegne, iniziative, spettacoli e una veglia ecumenica alla presenza del Cardinale Bagnasco nel Duomo di San Lorenzo. Ma più che dell’aspetto manifestazione, è il concetto di mafia che secondo me andrebbe chiarito. Evocata la parola il pensiero và subito al nostro sud, alle coppole, agli sguardi attraverso le persiane accostate, alla lupara, ma non è questa la mafia. O meglio non è solo questa, accantoniamo ma non cancelliamo questa immagine, e cerchiamo di andare oltre, nella nostra lotta quotidiana alla mafia. Se facciamo un’analisi introspettiva onesta, un pò mafiosi lo siamo tutti.
Siamo mafiosi nei comportamenti e negli atteggiamenti quando non rispettiamo il nostro turno cercando di superare chi ci stà davanti, quando cerchiamo di raccomandare o raccomandarci a qualcuno, quando facciamo finta di non vedere, quando facciamo finta di non sentire, quando facciamo finta di non capire, quando favoriamo una persona non per merito ma per convenienza, quando vogliamo difendere l’indifendibile.
Và benissimo manifestare per strada attraverso l’impegno civile, ma và altrettanto bene manifestare con l’esempio nella vita di tutti i giorni, anche se non abitiamo a Corleone, cercando di mantenere quella posizione equanime di distacco emotivo dai fatti, che non è sinonimo di freddo cinismo, ma di sano equilibrio volto a incanalare nei binari dell’ armonia ogni azione del quotidiano nostro e degli altri.
Mi piacerebbe tanto non dovermi più stupire della gentilezza del prossimo, ma ricominciare a stupirmi della maleducazione altrui.
Baciamo le mani !!!




















