Museo di Palazzo Reale, via Balbi 10 Genova

Palazzo Reale Genova

Paganini non replica, celebre e storica frase pronunciata dall’artista al cospetto di Carlo Felice e che gli costò l’espulsione dal regno di Sabaudia. L’episodio avvenne a Genova in un antico edificio che oggi è denominato  ”Museo del Palazzo Reale”

Fu a partire dall’inizio del seicento che per volere di Stefano Balbi si tracciò l’attuale via Balbi.
Come per via Garibaldi, la tendenza del periodo era quella di decentrare le dimore nobiliari e lussuose rispetto al nucleo storico cittadino.

Quello che comunemente viene chiamato Palazzo Reale, in realtà era una delle dimore dei Balbi, edificato tra il 1643 e il 1650 passò verso fine secolo alla potente dinastia dei Durazzo che diedero il via a lavori di ampliamento e restauro a cavallo dei due secoli.

Ampliamento che contemplava anche l’accorpamento del Teatro Falcone già teatro nel 1652, e dopo Venezia anche Genova ebbe la prima sala pubblica a pagamento. Distrutto da un’incendio nel 1702, venne ricostruito e ristrutturato diventando centro di eventi e di cultura per tutto il settecento, da annoverare tra gli eventi la presenza di Carlo Goldoni nel 1763.

Il declino della struttura iniziò con l’inaugurazione del Teatro Carlo Felice nel 1828, dopo il passaggio di tutto il complesso architettonico dai Durazzo ai Savoia che iniziarono ad abitarlo dal 1822. Come fatto di cronaca possiamo rammentare che nel 1825 il palcoscenico del teatro fu testimone del rifiuto di replica da parte di Nicolò Paganini al cospetto del regnante di allora Carlo Felice.

La famosa frase “Paganini non replica” gli valse l’espulsione dal Regno Sabaudo. Gli interventi dei Savoia riguardarono  parte delle decorazioni degli interni e l’edificazione di un ponte sopra l’odierna via Gramsci, ponte che serviva da collegamento diretto tra l’edificio e la Regia Darsena in Porto. Negli anni sessanta il ponte venne demolito per consentire il passaggio della strada Sopraelevata, che attraversa tutto l’arco portuale dalla Foce a San Benigno.

La visita al Palazzo si può articolare in tre fasi, il giardino pensile con i mosaici della pavimentazione  e la sua fontana, separato dal cortile d’onore da una triplice arcata, la dimora vera e propria che con gli interni conservati intatti sia per le decorazioni, gli stucchi e gli affreschi, che per quel che concerne le parti mobili delle sculture, dei dipinti, degli arredi e suppellettili resta come testimonianza di valore assoluto dell’architettura del sei-settecento a Genova. Previa prenotazione (tel. 010 2710286 / 236) si può visitare inoltre l’appartamento dei Principi Ereditari. Fatto allestire al piano nobile dai Savoia conserva integralmente arredi, tessuti e decorazioni ottocenteschi.

La terza fase si può dedicare alla Pinacoteca,  considerando che all’inizio del ’600 Genova era il centro della cultura europea vi possiamo ammirare le opere dei migliori artisti genovesi del seicento (Bernardo Strozzi, Grechetto, il Baciccio, Domenico Fiasella) ed i capolavori dei Tintoretto, Guercino, Van Dyck, Bassano, Rubens, Veronese.

Un ultimo consiglio al turista che vuole visitare il complesso, non chieda di Palazzo Reale, rischierebbe di trovarsi di fronte ad una faccia stupita, chieda, piuttosto,dov’è via Balbi, via Balbi 10, si sà che la “riservatezza” è il nostro forte”!

Foto By Twice25 e Rinina25, via Wikimedia Commons

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