I Velieri Liguri e la nascita del Registro Navale Italiano

Nautica

Genova con la sua marineria contribuì da protagonista alla nascita, nel 1861, del Registro Navale Italiano

E’ nei primi anni del milleottocento, con l’annessione al Regno di Sardegna dopo il congresso di Vienna, che Genova e la Liguria devono affrontare quello che si prospetta come uno dei periodi più bui della loro storia millenaria.

Lo smantellamento della rete europea di prestiti tramite le confische e le insolvenze e la poco lungimirante chiusura della Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio avvenuta nel 1805, unitamente a una flotta mercantile decimata, lasciarono i liguri  con un apparente cospicuo numero di imbarcazioni.

Apparente perché in realtà il numero di quelle con una portata tale da potersi definire bastimenti era  veramente esiguo. La gran parte della  flotta era in pratica composta da leudi e gozzi da piccolo cabotaggio costiero.
Unica reale e potenziale risorsa era il Portofranco, che però aveva bisogno della ripresa dei traffici e dei commerci per potersi rivitalizzare.

Ed è al mare da cui tanto avevano ricevuto, che si rivolsero le energie e le esigue risorse economiche, e a testimonianza della straordinaria tenacia e caparbietà di questa gente parlano i dati. La cantieristica, attraverso l’organizzazione del lavoro dei maestri d’ascia e dei carpentieri rimasti, nell’arco costiero che andava da Arenzano a Portofino fece registrare una crescita impressionante del tonnellaggio della flotta, i velieri superiori alle cento tonnellate quadruplicati, e nel 1831 delle circa 145.000 tonnellate di imbarcazioni del Regno di Sardegna, 118.000 facevano parte del compartimento genovese.

Non solo Genova, ma tutta la costa partendo da La Spezia con Levanto, Sestri levante, Chiavari, Camogli per poi passare alla riviera di ponente con Varazze, Savona, Alassio, Oneglia contribuirono in maniera determinante al rilancio dell’economia.
Riconquistato un ruolo importante nei traffici del  Mediterraneo, si formò un gruppo di una quarantina di bastimenti di stazza media di 350 tonnellate destinati alle navigazioni oceaniche, con i brigantini che risalendo dallo stretto di Magellano la costa del nuovo continente, caricavano materie prime pregiate con destinazione Europa del Nord.

E non si creda che i rischi di allora fossero di molto inferiori a quelli corsi tre secoli prima dal conterraneo Cristoforo Colombo. In un esponenziale crescendo armatoriale, queste splendide vele del rinascimento marinaro portarono lavoro e risorse non solo nella cantieristica ma al commercio nei suoi vari livelli.
Nella rocca di Gibilterra si insediarono armatori e mercanti genovesi,  ad attendere i carichi di spezie e tabacchi provenienti dalle Indie da smistare sui mercati italiani e contemporaneamente fare entrare in Spagna le manifatture liguri.

Con l’utilizzo dei Clippers, bastimenti a vela dalle velocità medie molto elevate, quello che sembrava un rapido scavalcamento della marineria a vapore rispetto alla vela in realtà non si verificò che nel secolo successivo ed è sui bastimenti a vela genovesi, che fu fondato il Registro Navale Italiano nel 1861, in contemporanea con il neonato Regno d’Italia, con 252 unità iscritte su 340 bastimenti totali del territorio italiano.

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